La volta in cui vinsi un cinghiale

foto cinghialeQuando lo vidi per la prima volta, aveva settantadue anni. Se ne stava davanti alla vetrina di uno di quei negozi dove si vendono quegli aggeggi elettronici per leggere i libri digitali.

Aveva la barba lunga e bianca; una piazza bella larga sul suo cranio; un paio di occhiali da vista appoggiati sulla punta del suo naso; una camicia bianca stretta al collo da un papillon rosso; una giacca nera, un paio di pantaloni verdi e un paio di mocassini in tinta con i pantaloni. Il suo volto, nascosto per lo più dalla folta barba, era sorridente e bravo a mostrare quello che provava.

Nonostante la sua età, quell’attore si muoveva agilmente su quel piccolo palcoscenico fatto da una trentina di libri, sistemati accuratamente sui ciottoli della piccola piazzetta in cui si trovava. Uno sparuto gruppetto di persone lo osservava roteare, fermarsi sulle punte dei suoi piedi, fare capriole e salti come un bambino. Incuriosito, mi avvicinai a quelle dieci persone e mi mischiai fra loro.

“E così, Biancaneve cadde in un profondo sonno” – disse quell’uomo dal papillon rosso.

Rimasi fino alla fine dello spettacolo. Si meritò il mio applauso e quelli degli altri spettatori. Quell’uomo dal bizzarro vestito fece gli inchini, che ogni palcoscenico pretende prima di far cadere definitivamente il suo tendone, e poi, si sedette, incrociando le gambe e accarezzandosi la lunga barba bianca con la mano destra. Rimase in quella posizione per un paio di minuti mentre un brusio generale si alzava dagli spettatori.

“Sta scegliendo, sta scegliendo!”. “Speriamo sia Cenerentola!”. “No, vorrei ascoltare quella del fagiolo magico, oppure quella dei tre porcellini!”. “Assolutamente, no! Quella dei porcellini no!”.

L’uomo dalla barba bianca e dai mocassini in tinta con i suoi pantaloni si alzò di colpo, allargò le braccia, spazzando via il brusio con quel gesto. Fece due passi a destra, uno avanti e tre in obliquo all’indietro verso sinistra, e si risedette come prima. Nuovamente il brusio.

“Te l’ho detto, Pinocchio!”. “Non ha ancora deciso, non ha ancora deciso!”. “Il principe e il povero, dai!”.

L’uomo si rialzò di colpo e via un’altra folata di vento dalle sue braccia. Silenzio.

Si abbassò e raccolse una mattonella di quel palco fatto da libri. Tentò di raddrizzarlo un paio di volte, litigando con i suoi occhiali che si erano intrappolati nella sua barba. Si schiarì la voce.

“Ehm, ehm … C’era un volta, in un paese lontano …”.

E via a saltare, cantare, recitare, rimbalzare, roteare, recitare ancora e via discorrendo su quel palchetto fatto da volumi cartacei davanti a un negozio che vendeva quegli aggeggi che servono a leggere i libri digitali. La platea era ipnotizzata dalla sua narrazione ed io con loro.

“… e vissero tutti felici e contenti” – concluse il suo spettacolo e si risedette, incrociando i suoi pantaloni verdi e accarezzandosi la lunga e bianca barba.

Ero estasiato da tutta l’energia sprigionata da quel vecchio uomo e il suo recitare mi aveva lasciato in bocca la voglia di un altro suo spettacolo. Decisi di approfittare del momento e di inserire la mia voce nel brusio che, puntualmente, si alzò quando lui si sedette, con l’intento di capire chi fosse quell’uomo su quello strano palco.

“Dico: La spada nella roccia. Dopo Tarzan, di sicuro, c’è La spada nella roccia”. “Scusi, ma chi è quel signore?”. “Non lo so, lo vedo solo qui in piazzetta”. “Capisco. E’ bravissimo!”. “Ci credo, fa questo spettacolo ogni giorno da ormai sessanta anni”. “E che cosa fa di preciso?”. “Ogni mattina arriva in piazzetta verso le otto, sistema i suoi libri accarezzandoli uno per uno e si costruisce il suo palco. La spada nella roccia, ci scommetto una gallina. Poi comincia a recitare le fiabe che si è portato con sé, le stesse scritte nei libri che usa per assemblare il palco”. “Una gallina? Accetto e rilancio di un pollo che reciterà gli Aristogatti!”. “Scusi?”. “Nei libri, va bene per il tuo pollo, su cui recita, ci sono scritte le fiabe, nei libri … capito?”.

Si alzò, smorzò il silenzio, si mosse per il palco fatto di fiabe e ne scelse un’altra.

“Ehm, ehm … c’era una volta in una terra lontana”.

Recitò un’altra fiaba con la stessa intensità di quelle di prima. Recitò gli Aristogatti, e il mio amico perse una gallina e un pollo, avendo scommesso su La spada nella roccia.

“ … e vissero felici e contenti” – concluse la sua narrazione.

Quell’uomo bislacco sorrise dal palco, si grattò la pelata con la mano sinistra per qualche secondo, poi si picchiò la fronte con la mano destra ed estrasse con la stessa, un piccolo biglietto dalla tasca interna della giacca nera. Lo aprì e lesse.

“Una piccola pausa, a dopo”.

Il brusio degli spettatori divenne bolgia.

“Dannazione!”.

“Eh, lo so. Una gallina e un pollo sono sempre una gallina e un pollo. Senta, ma quindi lui recita, si siede e sceglie dai suoi libri il prossimo spettacolo”.

“Una gallina è molto di più di una gallina! Sì, è proprio così. E’ una celebrità nella nostra città”.

“Qualcuno vuole puntare su Lilli e il vagabondo? Lilli e il Vagabondo, chi vuole puntare?”.

“Forse Lilli e il Vagabondo è la prossima fiaba, devo scommettere”.

“Aspetti, ha appena perso una gallina e un pollo. Mi diceva di quel vecchio, ma solo fiabe recita? Nessuna altra opera?”.

“Si vede proprio che non è della nostra città. Un cinghiale su Lilli e il Vagabondo!”.

“Un cinghiale su Lilli e il Vagabondo, chi scommette un cinghiale su Lilli e il Vagabondo?”.

“Forza Lilli raccontami del tuo Vagabondo”.

“Sì, ma mi diceva di quell’uomo …”.

“Non conosce altro che le fiabe della sua infanzia”.

“E perché mai? Punto anche io un cinghiale su Lilli e il Vagabondo!”.

“Bravo, bravo! Era molto piccolo quando quel vecchio attore imparò a leggere. Lesse tutti i libri di fiabe della libreria che c’era nella piazzetta dove siamo ora, proprio lì dove adesso c’è quel negozio di elettronica. Amava leggere. L’unica cosa che amava con la stessa intensità erano le mele glassate che il libraio gli faceva trovare sul tavolo nella sala dei libri per i bambini. Aveva otto anni quando la libreria chiuse i battenti. Dicono che il libraio non riuscisse a sostenere i costi, ma la verità non saltò mai fuori. Certo, se il piccolo avesse potuto pagare ogni fiaba che aveva letto in quel negozio, di certo adesso la storia sarebbe diversa, ma come si fa a chiedere dei soldi a un bambino. Il vecchio libraio non disse nulla al suo piccolo e miglior cliente. L’ultima sera della sua libreria, il vecchio libraio salutò il bambino come se non dovesse succedere nulla, lasciandolo all’oscuro di tutto. Fra tutti i libri che aveva letto nella sua vita, il libraio non aveva trovato le parole giuste per dire, a quel bambino, che non ci sarebbero state più mele caramellate ad attenderlo. Si preoccupò però di fargli recapitare tutti i libri che appartenevano al catalogo delle fiabe della sua libreria e un biglietto con scritto: “Spero troverai in questi libri le parole per dirti addio che io non ho scovato nella letteratura di tutto il mondo”. Ma ce l’hai davvero un cinghiale? Guarda che qui non si scherza!”.

“Certo che ce l’ho un cinghiale, per chi mi hai preso? Vai avanti a raccontarmi del libraio e di quel bambino”.

“Ok, tranquillo. Dove ero rimasto? Ah, sì. Il bambino pianse per tre notti e tre giorni per aver perso il suo amico, senza aver avuto una spiegazione in merito da lui o da un altro adulto. Arrivò la quarta mattina e quel bambino ricevette tutti i libri che gli aveva spedito il libraio. Aspetta, hanno rilanciato … !”.

“Lilli e il Vagabondo, un cinghiale e una mucca. Chi vuole scommettere? Un cinghiale e una mucca …”.

“Tu ce l’hai una mucca?”.

“Se devo essere sincero …”.

“Lo sapevo, tu non hai un cinghiale!”.

“Ma non ho nemmeno una mucca! E ricevuti i libri …”.

“Ricevuti i libri li lesse tutti. Li rilesse, ancora e ancora. Imparò ogni fiaba a memoria. Poi cominciò a recitarli. E’ da quando è un bambino che questo vecchietto, che deve raccontarci Lilli e il Vagabondo assolutamente altrimenti siamo rovinati, recita le fiabe che il libraio gli regalò, speranzoso di trovare in quelle storie, le parole che il suo amico libraio non era stato in grado di scovare in nessun altro libro. Così, quel vecchietto che saltella su un palco fatto di libri, ogni giorno recita le sue fiabe, scegliendole d’istinto e sperando di cogliere il motivo della partenza del suo amico libraio. Ti copro il cinghiale e la mucca, ma se vinciamo io mi tengo tutto tranne un cinghiale, quello ti spetta. Va bene?”.

“Va bene”.

Quale fiaba recitò quel vecchio attore dalla barba lunga e bianca, in pantaloni e mocassini verdi, giacca nera e camicia bianca, papillon rosso, piazza in testa e occhiali sulla punta del naso, è inutile che ve lo dica. Questa è la storia di come vinsi un cinghiale, non di come presi le botte per aver scommesso un cinghiale e una mucca senza averli. Rimasi tutto il giorno a ridere e scherzare con quella platea  durante le pause degli spettacoli e, con loro, ero testimone della storia di quel bambino che ancora ricercava la verità.

Bob

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